Mattia Moreni
"La mia scelta l'ho fatta, e morirò con essa. Certo che l'angoscia di un urlo compresso, il desiderio di aria pulita, anche se in spazi siderali, non può morire. L’arte è sacrificio, buon lavoro" (Mattia Moreni)

MATTIA MORENI

Dalla Torino del Dopoguerra alla regressione della specie


Esposizione di quadri a Torino

L'esposizione delle 20 opere essenziali di Mattia Moreni dal dopoguerra agli anni novanta ripercorre l'evoluzione artistica del pittore dagli esordi torinesi agli ultimi autoritratti romagnoli.

Mattia Moreni

Mattia Moreni è senza dubbio uno dei protagonisti del rinnovamento artistico a Torino dalla seconda metà degli anni quaranta all’inizio degli anni cinquanta, contraddistinti soprattutto dalla fase postcubista. Dopo un breve percorso all’interno del concretismo astratto europeo, Moreni dà l’avvio alla prorompente stagione informale, gestuale e materica che lo porterà a vivere per parecchi anni a Parigi dove, grazie all’incontro con Michel Tapié, il critico francese inventore del termine «informel» e teorico dell’Art Autre, entrerà in rapporto diretto con l’Action Painting americana. A partire dagli anni ottanta Moreni sviluppa l’ultimo impegnativo discorso pittorico, sempre più straripante e deflagrante: è un lungo capitolo della sua autobiografia per immagini (e per parole) in cui esplode in modo ribollente e magmatico il pensiero filosofico dell’artista che come i titoli delle opere descrivono in maniera fantasmagorica, nasce dalla coscienza profonda di una radicale e per lui irreversibile crisi dei valori umanistici della società moderna e contemporanea.

1947-1951

Anni 50
Mattia Moreni si formò a Torino e qui frequentò l’Accademia Albertina nel 1940-41 avendo come professore, fra gli altri, Enrico Paulucci. Figlio di un ufficiale di cavalleria, Moreni aveva seguito la famiglia negli spostamenti prima a Gorizia e poi a Torino dove, ventiseienne, tenne la sua prima personale nel 1946 alla galleria La Bussola, con un’introduzione di Carlo Mollino e con recensioni di Italo Calvino, di Lalla Romano, di Albino Galvano. Amico di Spazzapan e Mastroianni, si fa promotore del Premio Torino 1947 che nasce in opposizione al clima cul¬turale dominato ancora da Casorati. La sua pittura si caratterizza inizial¬mente in termini decisamente espressionisti figurativi contraddistin¬ti soprattutto dalla fase postcubista e precisamente dalla realizzazione di quadri compositivamente molto studiati e costruiti con particolare forza pla¬stica. Nel 1950 partecipa alla Biennale di Venezia con opere in cui è marcata l’influenza di un certo stile internazionale, costruzioni geometrizzanti astratto-concrete realizzate soprattutto nel periodo in cui l’artista si era trasferito ad Antibes, che sono sicuramente espressione di una certa personalità.

1955-1969

Anni 60
L’avvio della prorompente stagione informale, gestuale e materica, di Moreni puo’ essere identificato con i lavori esposti alla Biennale veneziana del 1954, e soprattutto con L’urlo del sole. Il suo lavoro di quel momento accende la fantasia critica letteraria di Francesco Arcangeli, che vede in Moreni forse il più significativo artista fra quelli da lui definiti “ultimi naturalisti”. Il critico teorizza un rilancio estremo, vitale e drammatico, dei temi romantici fondamentali, del rapporto fra uomo e natura. Ma l’incontro certamente più fruttuoso, è quello con Michel Tapié, il critico francese inventore del termine “informel”, e teorico dell’Art Autre. Tapié lo stimola a trasferirsi a Parigi e lo inquadra nell’ambito dell’informale internazionale, allo stesso livello d’importanza di artisti come Fautrier, Appel, Jorn, Soulages e Mathieu, e in rapporto diretto con l’Action Painting americana. Di lui ha scritto Tapié: “Nessuna opera meglio di quella di Moreni saprebbe illustrare la ricchezza dell’attuale confusione, l’immensità di un messaggio attualizzato del dramma latente della condizione umana, e allo stesso tempo la totale libertà nell’invenzione delle strutture espressive che ne sono il necessario supporto. Si puo’ dire che verso il 1960 è tra i due o tre artisti italiani più noti in Europa. La sua pittura in questi anni si sviluppa con una eccezionale energia vitalistica, con una drammaticità espressiva che riesce a coniugare con grande talento gli impulsi emotivi e mentali più soggettivi e i temi previlegiati del gusto informale allora dominante. Nel 1964 Moreni inizia il lungo ciclo delle angurie con quadri di grandissime dimensioni: un’immagine ossessiva, ambigua, spesso orribilmente lacerata come una ferita che mai si potrà rimarginare.

1986-1997

Anni 70
A partire dagli anni '80 si sviluppa per serie successive l'ultimo impe¬gnativo discorso pittorico di Moreni, sempre più straripante e deflagran¬te, sempre più delirante e apocalitticamente vitalistico, nel senso di un pes¬simismo cosmico. L’ossessione di Moreni, che i titoli descrivono in maniera fantasmago¬rica, nasce dalla coscienza profonda di una radicale e per lui irreversibile crisi dei valori umanistici, dalla fìne di ogni illusione razionale illuminista e posi¬tivista della società moderna e contemporanea. Il caposaldo della sua concezione esistenziale (che coincide strettamente con la sua poe¬tica artistica) è quello della "regressione della specie" a tutti i livelli, da quello socia¬le e politico, a quello organico del patrimonio genetico. Nel suo pensiero si intrec¬ciano, in modo ossessivo ma anche paradossalmente ironico, le previsioni apocalittiche di una riduzione dell'uomo a una macchina totalmente aliena¬ta e di una crisi irreversibile della libido sessuale (fonte primaria di vita) addi¬rittura fino alla definitiva atrofia degli organi sessuali. Anche nel campo del linguaggio artistico Moreni attacca con grande violenza ogni forma di conformismo compreso quello dell'avanguardia che ha finito per adeguarsi ai canoni normalizzanti del consumismo del lusso.